O Roma o morte! Dall'Aspromonte a Mentana

Garibaldi ci aveva già provato una volta. Era il 1862, il generale godeva ancora dell’aura di prestigio che si era procurato con la straordinaria impresa del 1860, quando aveva strappato ai Borbone il controllo del Meridione. Ora l’intento era strappare Roma al pontefice.

Nel 1861, al momento della proclamazione ufficiale del Regno, Cavour aveva dichiarato, in Parlamento: «La scelta della capitale è determinata da grandi ragioni morali. È il sentimento dei popoli che decide le questioni ad essa relative. Ora, o signori, in Roma concorrono tutte le circostanze storiche, intellettuali, morali, che devono determinare le condizioni della capitale di un grande stato. [...] Ho detto, o signori, e affermo ancora una volta che Roma, Roma sola, deve essere la capitale d’Italia». Il conte, però, avvertiva che la riunificazione di Roma sarebbe stata possibile solo con il consenso del più potente alleato del neonato Regno italiano, la Francia di Napoleone III.

L’anno successivo alla morte di Cavour, Garibaldi aveva tentato il colpo di mano. Partito dalla sua Caprera alla volta della Sicilia, nell’isola il generale era stato accolto da grandi manifestazioni di simpatia popolare. Al grido di “O Roma o morte” iniziava così una nuova epopea garibaldina, che aveva come obiettivo una nuova capitale.

Ma questa volta le condizioni erano molto diverse da quelle del 1860 e il governo di Torino, guidato da Urbano Rattazzi, anche se inizialmente aveva sperato di riuscire a ripetere l’esperienza vittoriosa dei Mille e sfruttare l’entusiasmo popolare che Garibaldi riusciva a catalizzare, alla fine aveva deciso di non allarmare e irritare l’alleato francese. Garibaldi, intanto, era passato in Calabria. A quel punto occorreva intervenire con tempismo e in maniera risoluta. Venne dato l’ordine di fermare Garibaldi. Con ogni mezzo. Lo scontro avvenne sull’Aspromonte dove il generale rimase ferito e, in seguito, venne arrestato.

La Terza guerra d’indipendenza del 1866 aveva però dato al generale nizzardo l’opportunità di tornare a imporre il proprio carisma all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale, risultando l’unico comandante italiano in grado di riportare la vittoria contro i nemici.

Di nuovo circondato dal favore popolare, nel 1867, intravedendo condizioni propizie per la conquista di Roma, Garibaldi organizzò una spedizione popolare, raccogliendo circa 10.000 volontari. Prima, però, ancora una volta si dovette scontrare con il governo nazionale, a capo del quale vi era nuovamente Rattazzi. L’uomo politico agì con meno ambiguità rispetto al 1862 e fece arrestare Garibaldi il quale, rocambolescamente, riuscì a scappare.

Intanto, l’intenzione dei volontari garibaldini divenne nota anche a Napoleone III. L’imperatore dei francesi ebbe così modo di allertare e preparare un corpo di spedizione da inviare con urgenza in difesa di Pio IX, nel caso in cui Garibaldi avesse varcato i confini del Lazio.

Nel settembre del 1867, in effetti, Garibaldi entrò in armi nello Stato pontificio sperando di poter suscitare una sollevazione popolare in Roma che permettesse di presentare l’iniziativa come collegata all’esplicita volontà del popolo capitolino. Garibaldi attese la notizia dell’insurrezione a Monterotondo ma il popolo romano non aderì alla rivolta.

Nel frattempo, la lentezza delle operazioni garibaldine permise al corpo di spedizione francese, comandato da Pierre de Failly, di sbarcare a Civitavecchia e di unirsi alle truppe pontificie guidate dal generale tedesco Hermann Kanzler. In novembre, i difensori del potere temporale ruppero gli indugi, e avanzarono verso i garibaldini. Lo scontro avvenne a Mentana, quando ormai i reparti volontari si erano assottigliati a causa di molte defezioni e l’inferiorità tecnica delle camicie rosse rispetto ai nemici era ormai evidente, nonostante il coraggio dimostrato in battaglia.

L’esito fu inevitabilmente la sconfitta. Ma lo Stato pontificio si avviava a vivere gli ultimi tre anni di vita. Per conquistare Roma, però, occorreva aspettare che l’intero scenario geopolitico europeo mutasse. E il mutamento infine arrivò, sancito dalla vittoria delle armate prussiane nella guerra del 1870 contro la Francia di Napoleone III.