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La memoria della giornata d'Aspromonte

Il 29 agosto 1862 viene definito giornata dell’Aspromonte, perché in quella giornata l’esercito regio fermò il tentativo di Garibaldi e dei suoi volontari  di raggiungere Roma e scacciare Pio IX.

Giunto in Sicilia da Caprera il 27 giugno 1862, il generale nizzardo cominciò a saggiare gli umori dell’opinione pubblica siciliana, come nell'occasione del famoso discorso del 15 luglio contro Napoleone III.

Dopo un breve periodo di indecisione, il governo italiano guidato da Urbano Rattazzi si schierò contro l’iniziativa garibaldina di creare nel Mezzogiorno un movimento armato che, imitando la spedizione dei Mille, avrebbe dovuto portare alla liberazione di Roma. L’esercito piemontese si scontrò con i garibaldini, dopo che gli irregolari erano sbarcati in Calabria il 25 agosto 1862, a Sant’Eufemia d’Aspromonte. Durante lo scontro il generale corse di fronte alla propria linea e ordinò ai suoi uomini di cessare il fuoco: mentre si accingeva a fermare la sparatoria veniva ferito all’anca e al malleolo da due proiettili di carabina. Garibaldi fu appoggiato a un pino e gli vennero portati i primi soccorsi, successivamente venne fatto prigioniero dal Regio esercito.

A Sant’Eufemia d’Aspromonte (clicca qui), nel luogo in cui si svolse la sparatoria tra l'esercito e i garibaldini, si trova ancora il cippo dove Garibaldi fu appoggiato dopo essere stato ferito alla gamba e una lapide commemorativa dei fatti del 29 agosto 1862.

Nel Museo del Risorgimento al Vittoriano (clicca qui), a Roma, è conservata una teca che contiene vari cimeli appartenuti al generale, nella quale sono conservate tra l'altro le due pallottole che lo ferirono.