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1860. La spedizione dei Mille

Gennaio-marzo. A seguito di una crisi del governo Rattazzi-La Marmora in Piemonte, Vittorio Emanuele II è costretto a richiamare Cavour. Nell’Italia centrale, intanto, si svolgono i plebisciti per l’annessione di queste regioni al Regno di Sardegna. I risultati, favorevoli, sono presentati al sovrano sabaudo. In cambio della benevolenza francese circa le nuove annessioni piemontesi, la Savoia e la contea di Nizza, previo plebiscito, vengono cedute alla Francia.

Aprile-maggio. Scoppia a Palermo un’insurrezione che, nonostante venga repressa, annuncia una nuova mobilitazione dei democratici. Il loro più illustre esponente, Giuseppe Garibaldi, accetta di guidare una spedizione di volontari in aiuto dei rivoltosi. Un migliaio di volontari (i Mille) partono da Quarto, in Liguria, e sbarcano a Marsala, dove Garibaldi assume la dittatura dell’isola per conto di Vittorio Emanuele. A Calatafimi i Mille sconfiggono l’esercito borbonico aprendosi la strada per Palermo.

Giugno-agosto. L’esercito borbonico a Milazzo perde, di fatto, il controllo della Sicilia. L’improvviso collasso del vecchio regime scatena rivolte contadine che mirano alla ripartizione dei latifondi. Una delle più cruente si verifica a Bronte. Nino Bixio, luogotenente di Garibaldi, viene inviato nel catanese per riportare la situazione sotto controllo. La repressione della rivolta segna la fine delle speranze di rinnovamento sociale che avevano accompagnato l’arrivo dei garibaldini.

Settembre-dicembre. Attraversato lo stretto di Messina, i garibaldini (ormai ben più del migliaio iniziale) risalgono rapidamente la penisola. Francesco II si rifugia a Gaeta e Garibaldi entra a Napoli. Il suo esercito si prepara a resistere sul Volturno dove verrà ancora una volta sconfitto dai garibaldini. Intanto, da nord, si muove l’esercito piemontese che, dopo aver battuto i pontifici a Castelfidardo, e aver preso possesso delle regioni dell’Italia centrale, invade, a sua volta, il Regno borbonico.

Novembre-dicembre. Mentre una serie di plebisciti ufficializzano l’unione delle regioni dell’Italia centrale (tranne, ovviamente, il Lazio) e meridionale al Regno di Sardegna, Garibaldi e Vittorio Emanuele II si incontrano a Teano. Il generale, poi, accompagna il sovrano nel suo ingresso a Napoli. Garibaldi, vistosi rifiutata la proposta di amministrare il Sud per un anno, si ritira a Caprera.